filoconduttore

Pressione, legge di Stevino e spinta di Archimede

Superiori — triennioAggiornata: 11 agosto 2026

Prerequisiti: I principi della dinamica

Un fluido — un liquido o un gas — non ha una forma propria e non si può spingere in un punto solo: qualunque azione si esercita su di lui si distribuisce. Per questo in un fluido non si ragiona in termini di forza ma di pressione, cioè di forza per unità di superficie.

Il caso

Un tacco a spillo rovina un parquet che regge tranquillamente la stessa persona in scarpe da ginnastica: stesso peso, danno opposto. La forza da sola non spiega niente — quello che cambia è su quanta superficie si concentra. Una persona da 600 N su una suola da 150 cm² preme 4 N/cm²; sulla punta di un tacco da 1 cm² preme 600 N/cm², centocinquanta volte tanto a parità di peso. È questa grandezza, forza fratto superficie, che decide cosa si ammacca e cosa no.

La regola

p=FA[Pa]=[Nm2]p = \frac{F}{A} \qquad [\,\text{Pa}\,] = \left[\frac{\text{N}}{\text{m}^2}\right]

dove FF è la componente perpendicolare alla superficie: una forza che scivola parallela non preme, e non conta.

Due conseguenze immediate del fatto che il fluido si adatta:

  • in un punto del fluido la pressione è la stessa in tutte le direzioni, non solo verso il basso — ma cambia da punto a punto con la profondità, ed è da questa differenza che nascerà la spinta di Archimede;
  • la pressione non dipende dalla forma del recipiente, solo da quanto si va giù.

Il principio di Pascal e il torchio idraulico

A sinistra un recipiente con frecce di pressione che si allungano con la profondità; a destra un torchio idraulico con due pistoni di area diversa

Una pressione esercitata su una superficie a contatto con un fluido si trasmette invariata a tutto il fluido. È il principio di Pascal, e la macchina che ne nasce è il torchio (o martinetto) idraulico: se la pressione è la stessa nei due pistoni,

p1=p2F1A1=F2A2p_1 = p_2 \qquad\Longrightarrow\qquad \frac{F_1}{A_1} = \frac{F_2}{A_2}

Con A2A_2 cento volte più grande di A1A_1, la forza in uscita è cento volte quella in entrata. È il freno dell’auto, il sollevatore dell’officina — e, come per il piano inclinato, il guadagno di forza si paga in corsa: il pistone grande si alza molto meno di quanto scende il piccolo.

La legge di Stevino

Dentro un fluido fermo la pressione cresce proporzionalmente alla profondità, perché ogni strato regge il peso di tutto quello che ha sopra:

p=ρghp = \rho\,g\,h

con ρ\rho densità del fluido, gg l’accelerazione di gravità, hh la profondità. La formula assume ρ\rho costante su tutta la colonna: in pratica vale per i liquidi, che sono incomprimibili. Per un gas su grandi dislivelli — la colonna d’atmosfera — la densità cala salendo e la proporzionalità si perde: la pressione atmosferica non si calcola con un solo ρgh\rho g h.

Se sulla superficie agisce anche una pressione esterna — tipicamente quella atmosferica — le due si sommano:

ptot=p0+ρgh1 atm=1,013×105 Pa1 bar=105 Pap_{\text{tot}} = p_0 + \rho\,g\,h \qquad 1\ \text{atm} = 1{,}013\times 10^5\ \text{Pa} \qquad 1\ \text{bar} = 10^5\ \text{Pa}

Nella legge di Stevino non compare l’area, e nemmeno il volume. Un lago profondo 10 m e un tubo sottile profondo 10 m hanno sul fondo la stessa pressione. Quello che conta è quanto è alta la colonna di fluido sopra di te, non quanta ce n’è.

Vasi comunicanti

Il caso fondamentale ha un solo liquido e tutti i rami aperti, cioè con le superfici libere alla stessa pressione atmosferica: allora, qualunque forma abbiano i rami — purché non siano così sottili da far salire il liquido per capillarità — il liquido si ferma allo stesso livello in tutti.

La parola aperti non è di contorno. Se un ramo è chiuso e sopra c’è un gas a pressione pgp_g diversa da quella atmosferica, i livelli si sfalsano, e di quanto lo dice Stevino stesso:

Δh=pgp0ρg\Delta h = \frac{\lvert p_g - p_0 \rvert}{\rho g}

cioè una differenza di pressione divisa per ρg\rho g, non la differenza di pressione: i pascal non sono metri. Con acqua e Δp=1000\Delta p = 1000 Pa il dislivello è 1000/(10009,81)101000/(1000 \cdot 9{,}81) \approx 10 cm. È il principio del manometro.

È Stevino letto al contrario — se i livelli fossero diversi, alla stessa quota le pressioni sarebbero diverse e il liquido si muoverebbe finché la differenza non sparisce. L’equilibrio è il livello uguale, ed è il motivo per cui l’acqua arriva ai piani alti e la livella a tubo dà l’orizzontale.

Con due liquidi diversi e immiscibili in un tubo a U aperto — l’ipotesi serve qui esattamente come sopra, perché la formula che segue confronta le due superfici libere — il pareggio non avviene più alla stessa quota. Le pressioni si pareggiano al livello della superficie di separazione — non sul fondo, perché sotto l’interfaccia c’è lo stesso liquido nei due rami e quel tratto conta uguale da entrambe le parti. Le altezze h1h_1 e h2h_2 si misurano quindi a partire dall’interfaccia:

ρ1gh1=ρ2gh2ρ1h1=ρ2h2\rho_1 g h_1 = \rho_2 g h_2 \qquad\Longrightarrow\qquad \rho_1 h_1 = \rho_2 h_2

Il gg si semplifica, e resta una relazione fra densità e altezza: le altezze sono inversamente proporzionali alle densità. Il liquido più denso sta più basso.

h1h2=ρ2ρ1\frac{h_1}{h_2} = \frac{\rho_2}{\rho_1}

E se le altezze risultano uguali, allora ρ1=ρ2\rho_1 = \rho_2: è lo stesso liquido, e si ritrova il caso fondamentale da cui siamo partiti.

La spinta di Archimede

Un corpo immerso riceve dal basso più pressione che dall’alto — perché sotto è più profondo — e la differenza è una forza netta verso l’alto:

FA=ρfluido  Vimmerso  gF_A = \rho_{\text{fluido}}\; V_{\text{immerso}}\; g

Nella formula entra il volume immerso e la densità del fluido, non del corpo.

FA=ρfluidoVimmersogcorrettoFA=ρcorpoVcorpogsbagliato: eˋ il peso\underbrace{F_A = \rho_{\text{fluido}}\,V_{\text{immerso}}\,g}_{\text{corretto}} \qquad\neq\qquad \underbrace{F_A = \rho_{\text{corpo}}\,V_{\text{corpo}}\,g}_{\text{sbagliato: è il peso}}

La seconda scrittura è il peso del corpo, non la spinta: sono due grandezze diverse anche quando il numero che viene fuori è lo stesso.

E lo stesso numero viene fuori spesso, perché ρfluidoVimm=ρcorpoVcorpo\rho_{\text{fluido}} V_{\text{imm}} = \rho_{\text{corpo}} V_{\text{corpo}} è esattamente la condizione di galleggiamento — vale per ogni corpo che galleggia, non solo per quello sospeso a mezz’acqua. Un cubetto di ghiaccio (ρ=917\rho = 917) in acqua si immerge per il 91,7% del suo volume, e i due prodotti coincidono pur essendo le densità diverse. Restano diversi appena il corpo affonda o è tenuto fermo da un vincolo.

Il confronto fra peso e spinta decide che cosa succede, e si riduce a un confronto fra densità:

ρcorpo<ρfluido    galleggiaρcorpo>ρfluido    affonda\rho_{\text{corpo}} < \rho_{\text{fluido}} \;\rightarrow\; \textbf{galleggia} \qquad \rho_{\text{corpo}} > \rho_{\text{fluido}} \;\rightarrow\; \text{affonda}

Il ρcorpo\rho_{\text{corpo}} del confronto è la densità media del corpo, cavità e aria comprese. È così che una nave d’acciaio (ρ7800 kg/m3\rho \approx 7800\ \text{kg/m}^3) galleggia: lo scafo racchiude soprattutto aria, e la media scende sotto i 1000 dell’acqua. Senza la parola media la regola sarebbe smentita da ogni porto del mondo.

Un corpo che galleggia si immerge quel tanto che basta perché la spinta pareggi il peso: da mg=ρfluidoVimmgmg = \rho_{\text{fluido}} V_{\text{imm}}\, g si ricava proprio quanta parte resta sott’acqua.

Esercizio. Usa ρacqua=1000 kg/m3\rho_{\text{acqua}} = 1000\ \text{kg/m}^3 e g=9,8 m/s2g = 9{,}8\ \text{m/s}^2.

  1. Una forza di 200 N preme perpendicolarmente su una superficie di 0,50 m². Calcola la pressione.
  2. Calcola la pressione dell’acqua a 10 m di profondità, e quella totale contando l’atmosfera.
  3. In un torchio idraulico il pistone piccolo ha area 5,0 cm² e riceve una forza di 50 N. Che forza si ottiene su un pistone di 500 cm²?
  4. Un cubo di lato 10 cm è completamente immerso in acqua. Calcola la spinta di Archimede.
  5. In un tubo a U ci sono mercurio (ρ=13600 kg/m3\rho = 13\,600\ \text{kg/m}^3) e acqua. Se la colonna di mercurio è alta 2,0 cm, quanto è alta quella d’acqua?
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1. Applicazione diretta:

p=2000,50=400 Pap = \frac{200}{0{,}50} = 400\ \text{Pa}

2. Legge di Stevino, poi si somma l’atmosferica:

p=10009,810=9,8×104 Pap = 1000 \cdot 9{,}8 \cdot 10 = 9{,}8\times 10^4\ \text{Pa} ptot=1,013×105+0,98×1052,0×105 Pap_{\text{tot}} = 1{,}013\times 10^5 + 0{,}98\times 10^5 \approx 2{,}0\times 10^5\ \text{Pa}

Cioè circa due atmosfere: a dieci metri sott’acqua la pressione è già il doppio di quella in superficie.

3. Le aree stanno in rapporto 100, e le unità si semplificano perché compaiono come rapporto:

F2=F1A2A1=505005,0=5000 NF_2 = F_1\,\frac{A_2}{A_1} = 50 \cdot \frac{500}{5{,}0} = 5000\ \text{N}

4. Il volume è V=(0,10)3=1,0×103 m3V = (0{,}10)^3 = 1{,}0\times 10^{-3}\ \text{m}^3.

FA=10001,0×1039,8=9,8 NF_A = 1000 \cdot 1{,}0\times 10^{-3} \cdot 9{,}8 = 9{,}8\ \text{N}

5. Dalla relazione dei vasi comunicanti:

hacqua=hHgρHgρacqua=2,0136001000=27,2 cmh_{\text{acqua}} = h_{\text{Hg}}\,\frac{\rho_{\text{Hg}}}{\rho_{\text{acqua}}} = 2{,}0 \cdot \frac{13\,600}{1000} = 27{,}2\ \text{cm}

Verifica. Il punto 5 si controlla col verso: il mercurio è più denso, quindi la sua colonna deve essere più bassa — 2 cm contro 27 cm ✓. Se ti esce il contrario, hai invertito il rapporto delle densità: è l’unico errore possibile in quella formula.