Pressione, legge di Stevino e spinta di Archimede
Prerequisiti: I principi della dinamica
Un fluido — un liquido o un gas — non ha una forma propria e non si può spingere in un punto solo: qualunque azione si esercita su di lui si distribuisce. Per questo in un fluido non si ragiona in termini di forza ma di pressione, cioè di forza per unità di superficie.
Il caso
Un tacco a spillo rovina un parquet che regge tranquillamente la stessa persona in scarpe da ginnastica: stesso peso, danno opposto. La forza da sola non spiega niente — quello che cambia è su quanta superficie si concentra. Una persona da 600 N su una suola da 150 cm² preme 4 N/cm²; sulla punta di un tacco da 1 cm² preme 600 N/cm², centocinquanta volte tanto a parità di peso. È questa grandezza, forza fratto superficie, che decide cosa si ammacca e cosa no.
La regola
dove è la componente perpendicolare alla superficie: una forza che scivola parallela non preme, e non conta.
Due conseguenze immediate del fatto che il fluido si adatta:
- in un punto del fluido la pressione è la stessa in tutte le direzioni, non solo verso il basso — ma cambia da punto a punto con la profondità, ed è da questa differenza che nascerà la spinta di Archimede;
- la pressione non dipende dalla forma del recipiente, solo da quanto si va giù.
Il principio di Pascal e il torchio idraulico
Una pressione esercitata su una superficie a contatto con un fluido si trasmette invariata a tutto il fluido. È il principio di Pascal, e la macchina che ne nasce è il torchio (o martinetto) idraulico: se la pressione è la stessa nei due pistoni,
Con cento volte più grande di , la forza in uscita è cento volte quella in entrata. È il freno dell’auto, il sollevatore dell’officina — e, come per il piano inclinato, il guadagno di forza si paga in corsa: il pistone grande si alza molto meno di quanto scende il piccolo.
La legge di Stevino
Dentro un fluido fermo la pressione cresce proporzionalmente alla profondità, perché ogni strato regge il peso di tutto quello che ha sopra:
con densità del fluido, l’accelerazione di gravità, la profondità. La formula assume costante su tutta la colonna: in pratica vale per i liquidi, che sono incomprimibili. Per un gas su grandi dislivelli — la colonna d’atmosfera — la densità cala salendo e la proporzionalità si perde: la pressione atmosferica non si calcola con un solo .
Se sulla superficie agisce anche una pressione esterna — tipicamente quella atmosferica — le due si sommano:
Nella legge di Stevino non compare l’area, e nemmeno il volume. Un lago profondo 10 m e un tubo sottile profondo 10 m hanno sul fondo la stessa pressione. Quello che conta è quanto è alta la colonna di fluido sopra di te, non quanta ce n’è.
Vasi comunicanti
Il caso fondamentale ha un solo liquido e tutti i rami aperti, cioè con le superfici libere alla stessa pressione atmosferica: allora, qualunque forma abbiano i rami — purché non siano così sottili da far salire il liquido per capillarità — il liquido si ferma allo stesso livello in tutti.
La parola aperti non è di contorno. Se un ramo è chiuso e sopra c’è un gas a pressione diversa da quella atmosferica, i livelli si sfalsano, e di quanto lo dice Stevino stesso:
cioè una differenza di pressione divisa per , non la differenza di pressione: i pascal non sono metri. Con acqua e Pa il dislivello è cm. È il principio del manometro.
È Stevino letto al contrario — se i livelli fossero diversi, alla stessa quota le pressioni sarebbero diverse e il liquido si muoverebbe finché la differenza non sparisce. L’equilibrio è il livello uguale, ed è il motivo per cui l’acqua arriva ai piani alti e la livella a tubo dà l’orizzontale.
Con due liquidi diversi e immiscibili in un tubo a U aperto — l’ipotesi serve qui esattamente come sopra, perché la formula che segue confronta le due superfici libere — il pareggio non avviene più alla stessa quota. Le pressioni si pareggiano al livello della superficie di separazione — non sul fondo, perché sotto l’interfaccia c’è lo stesso liquido nei due rami e quel tratto conta uguale da entrambe le parti. Le altezze e si misurano quindi a partire dall’interfaccia:
Il si semplifica, e resta una relazione fra densità e altezza: le altezze sono inversamente proporzionali alle densità. Il liquido più denso sta più basso.
E se le altezze risultano uguali, allora : è lo stesso liquido, e si ritrova il caso fondamentale da cui siamo partiti.
La spinta di Archimede
Un corpo immerso riceve dal basso più pressione che dall’alto — perché sotto è più profondo — e la differenza è una forza netta verso l’alto:
Nella formula entra il volume immerso e la densità del fluido, non del corpo.
La seconda scrittura è il peso del corpo, non la spinta: sono due grandezze diverse anche quando il numero che viene fuori è lo stesso.
E lo stesso numero viene fuori spesso, perché è esattamente la condizione di galleggiamento — vale per ogni corpo che galleggia, non solo per quello sospeso a mezz’acqua. Un cubetto di ghiaccio () in acqua si immerge per il 91,7% del suo volume, e i due prodotti coincidono pur essendo le densità diverse. Restano diversi appena il corpo affonda o è tenuto fermo da un vincolo.
Il confronto fra peso e spinta decide che cosa succede, e si riduce a un confronto fra densità:
Il del confronto è la densità media del corpo, cavità e aria comprese. È così che una nave d’acciaio () galleggia: lo scafo racchiude soprattutto aria, e la media scende sotto i 1000 dell’acqua. Senza la parola media la regola sarebbe smentita da ogni porto del mondo.
Un corpo che galleggia si immerge quel tanto che basta perché la spinta pareggi il peso: da si ricava proprio quanta parte resta sott’acqua.
Esercizio. Usa e .
- Una forza di 200 N preme perpendicolarmente su una superficie di 0,50 m². Calcola la pressione.
- Calcola la pressione dell’acqua a 10 m di profondità, e quella totale contando l’atmosfera.
- In un torchio idraulico il pistone piccolo ha area 5,0 cm² e riceve una forza di 50 N. Che forza si ottiene su un pistone di 500 cm²?
- Un cubo di lato 10 cm è completamente immerso in acqua. Calcola la spinta di Archimede.
- In un tubo a U ci sono mercurio () e acqua. Se la colonna di mercurio è alta 2,0 cm, quanto è alta quella d’acqua?
Mostra la soluzione
1. Applicazione diretta:
2. Legge di Stevino, poi si somma l’atmosferica:
Cioè circa due atmosfere: a dieci metri sott’acqua la pressione è già il doppio di quella in superficie.
3. Le aree stanno in rapporto 100, e le unità si semplificano perché compaiono come rapporto:
4. Il volume è .
5. Dalla relazione dei vasi comunicanti:
Verifica. Il punto 5 si controlla col verso: il mercurio è più denso, quindi la sua colonna deve essere più bassa — 2 cm contro 27 cm ✓. Se ti esce il contrario, hai invertito il rapporto delle densità: è l’unico errore possibile in quella formula.