Il trasformatore
Prerequisiti: Le grandezze sinusoidali, Le potenze in regime alternato
L’energia elettrica si produce a qualche migliaio di volt, si trasporta a centinaia di migliaia e si consuma a 230. A cambiarle il valore lungo la strada è sempre lo stesso oggetto: due avvolgimenti sullo stesso nucleo di ferro, senza nessun contatto elettrico fra loro.
Perché si trasporta ad alta tensione
La potenza che serve all’utente è fissata: . Se la si trasporta alzando , la corrente cala nella stessa proporzione — e le perdite lungo la linea, che valgono , calano col quadrato.
È il criterio generale: trasferire potenza con la tensione più alta e la corrente più bassa possibile. Il trasformatore è lo strumento che lo rende praticabile.
Il caso
Un avvolgimento primario di 4500 spire alimentato a 3000 V, un secondario di 150 spire. Che tensione esce?
La regola
Nel trasformatore ideale (nessuna perdita) la potenza entrante è uguale a quella uscente:
e le grandezze si distribuiscono secondo il rapporto spire:
Il perché delle spire sta nel nucleo, ed è una catena corta:
- il nucleo di ferro convoglia lo stesso flusso magnetico dentro entrambi gli avvolgimenti;
- ↳ stesso flusso che varia → stessa tensione indotta per ogni spira, di qua e di là;
- ↳ un avvolgimento somma la tensione delle sue spire → , e il rapporto è servito.
Il “nessun contatto elettrico” dell’apertura è questo: i due avvolgimenti non si toccano, si parlano attraverso il flusso.
Applicato al caso:
Con la tensione scende: è un abbassatore. Nel verso opposto, , è un elevatore.
La tensione e la corrente vanno in versi opposti.
Se il trasformatore alza la tensione dieci volte, abbassa la corrente dieci volte. Deve essere così: il prodotto non può crescere dal nulla. Chi scrive ottiene un apparecchio che moltiplica la potenza, e quello è il segnale che la formula è girata.
Il trasformatore funziona solo in corrente alternata. Non è una limitazione tecnologica: il principio è l’induzione, e per indurre una tensione al secondario serve un flusso magnetico che varia nel tempo. In continua, dopo il transitorio iniziale, il flusso è costante e al secondario non compare niente.
Le tre potenze
Con un carico non puramente resistivo la corrente è sfasata rispetto alla tensione di un angolo , e le potenze diventano tre:
è la potenza apparente in voltampere (VA), quella attiva in watt, quella reattiva in VAR. Si compongono come i cateti di un triangolo rettangolo, non come numeri:
è falso, e produce l’errore più comune su questi esercizi.
Con VA e si ha W; la sottrazione lineare darebbe VAR, mentre il valore vero è VAR. Un fattore due e mezzo.
Il controllo che salva: non può mai superare , perché . Se ti esce , fermati — c’è un errore prima.
Il rendimento
Il trasformatore reale perde qualcosa nel ferro e nel rame:
È sempre minore di 1, e nei trasformatori di potenza vale tipicamente fra il 95% e il 99%.
Esercizio. Dove non detto, considera il trasformatore ideale.
- , , V. Calcola e di’ se è elevatore o abbassatore.
- Un trasformatore ideale ha V, A e V. Calcola .
- Al secondario si misurano VA e . Calcola e .
- Un trasformatore eroga W e dissipa 60 W. Calcola il rendimento.
- Un compagno ti dice di aver misurato W e VA. Che cosa gli rispondi?
Mostra la soluzione
1. Rapporto spire:
Meno spire al secondario, tensione più bassa: abbassatore.
2. La corrente va al contrario della tensione:
3. Prima l’attiva, poi la reattiva col triangolo:
4. La potenza assorbita è quella resa più le perdite:
5. Che ha sbagliato una misura o un conto: sempre, perché e il coseno non supera 1. Una potenza attiva maggiore di quella apparente non esiste.
Verifica. Il punto 2 si controlla col bilancio delle potenze, che nel trasformatore ideale deve chiudere: VA e VA ✓ — il prodotto è una potenza apparente, quindi voltampere e non watt. È il controllo da fare sempre — se i due prodotti non coincidono, il rapporto è stato girato.