filoconduttore

Il trasformatore

Superiori — triennioAggiornata: 11 agosto 2026

Prerequisiti: Le grandezze sinusoidali, Le potenze in regime alternato

L’energia elettrica si produce a qualche migliaio di volt, si trasporta a centinaia di migliaia e si consuma a 230. A cambiarle il valore lungo la strada è sempre lo stesso oggetto: due avvolgimenti sullo stesso nucleo di ferro, senza nessun contatto elettrico fra loro.

Perché si trasporta ad alta tensione

La potenza che serve all’utente è fissata: P=VIcosφP = V I \cos\varphi. Se la si trasporta alzando VV, la corrente II cala nella stessa proporzione — e le perdite lungo la linea, che valgono RI2R I^2, calano col quadrato.

È il criterio generale: trasferire potenza con la tensione più alta e la corrente più bassa possibile. Il trasformatore è lo strumento che lo rende praticabile.

Il caso

Trasformatore: nucleo di ferro con avvolgimento primario a molte spire collegato al generatore e secondario a poche spire collegato al carico

Un avvolgimento primario di 4500 spire alimentato a 3000 V, un secondario di 150 spire. Che tensione esce?

La regola

Nel trasformatore ideale (nessuna perdita) la potenza entrante è uguale a quella uscente:

V1I1=V2I2V_1 I_1 = V_2 I_2

e le grandezze si distribuiscono secondo il rapporto spire:

V2V1=N2N1=I1I2\frac{V_2}{V_1} = \frac{N_2}{N_1} = \frac{I_1}{I_2}

Il perché delle spire sta nel nucleo, ed è una catena corta:

  • il nucleo di ferro convoglia lo stesso flusso magnetico dentro entrambi gli avvolgimenti;
  • ↳ stesso flusso che varia → stessa tensione indotta per ogni spira, di qua e di là;
  • ↳ un avvolgimento somma la tensione delle sue spire → VNV \propto N, e il rapporto è servito.

Il “nessun contatto elettrico” dell’apertura è questo: i due avvolgimenti non si toccano, si parlano attraverso il flusso.

Applicato al caso:

V2=N2N1V1=15045003000=100 VV_2 = \frac{N_2}{N_1}\,V_1 = \frac{150}{4500}\cdot 3000 = 100\ \text{V}

Con N2<N1N_2 < N_1 la tensione scende: è un abbassatore. Nel verso opposto, N2>N1N_2 > N_1, è un elevatore.

La tensione e la corrente vanno in versi opposti.

V2V1=N2N1tensione: come le spireI2I1=N1N2corrente: al contrario\underbrace{\frac{V_2}{V_1} = \frac{N_2}{N_1}}_{\text{tensione: come le spire}} \qquad \underbrace{\frac{I_2}{I_1} = \frac{N_1}{N_2}}_{\text{corrente: al contrario}}

Se il trasformatore alza la tensione dieci volte, abbassa la corrente dieci volte. Deve essere così: il prodotto VIV I non può crescere dal nulla. Chi scrive I2/I1=N2/N1I_2/I_1 = N_2/N_1 ottiene un apparecchio che moltiplica la potenza, e quello è il segnale che la formula è girata.

Il trasformatore funziona solo in corrente alternata. Non è una limitazione tecnologica: il principio è l’induzione, e per indurre una tensione al secondario serve un flusso magnetico che varia nel tempo. In continua, dopo il transitorio iniziale, il flusso è costante e al secondario non compare niente.

Le tre potenze

Con un carico non puramente resistivo la corrente è sfasata rispetto alla tensione di un angolo φ\varphi, e le potenze diventano tre:

S=PcosφP=ScosφQ=SsinφS = \frac{P}{\cos\varphi} \qquad P = S\cos\varphi \qquad Q = S\sin\varphi

SS è la potenza apparente in voltampere (VA), PP quella attiva in watt, QQ quella reattiva in VAR. Si compongono come i cateti di un triangolo rettangolo, non come numeri:

S=P2+Q2Q=S2P2S = \sqrt{P^2 + Q^2} \qquad\Longrightarrow\qquad Q = \sqrt{S^2 - P^2}

S=P+QS = P + Q è falso, e produce l’errore più comune su questi esercizi.

S=P2+Q2correttoS=P+Qsbagliato\underbrace{S = \sqrt{P^2+Q^2}}_{\text{corretto}} \qquad\neq\qquad \underbrace{S = P + Q}_{\text{sbagliato}}

Con S=300S = 300 VA e cosφ=0,75\cos\varphi = 0{,}75 si ha P=225P = 225 W; la sottrazione lineare darebbe Q=75Q = 75 VAR, mentre il valore vero è Q=30022252198Q = \sqrt{300^2 - 225^2} \approx 198 VAR. Un fattore due e mezzo.

Il controllo che salva: PP non può mai superare SS, perché cosφ1\cos\varphi \leq 1. Se ti esce P>SP > S, fermati — c’è un errore prima.

Il rendimento

Il trasformatore reale perde qualcosa nel ferro e nel rame:

η=P2P1=P2P2+Pperse\eta = \frac{P_2}{P_1} = \frac{P_2}{P_2 + P_{\text{perse}}}

È sempre minore di 1, e nei trasformatori di potenza vale tipicamente fra il 95% e il 99%.

Esercizio. Dove non detto, considera il trasformatore ideale.

  1. N1=1000N_1 = 1000, N2=50N_2 = 50, V1=230V_1 = 230 V. Calcola V2V_2 e di’ se è elevatore o abbassatore.
  2. Un trasformatore ideale ha V1=230V_1 = 230 V, I1=2,0I_1 = 2{,}0 A e V2=23V_2 = 23 V. Calcola I2I_2.
  3. Al secondario si misurano S2=500S_2 = 500 VA e cosφ=0,80\cos\varphi = 0{,}80. Calcola P2P_2 e Q2Q_2.
  4. Un trasformatore eroga P2=900P_2 = 900 W e dissipa 60 W. Calcola il rendimento.
  5. Un compagno ti dice di aver misurato P=700P = 700 W e S=600S = 600 VA. Che cosa gli rispondi?
Mostra la soluzione

1. Rapporto spire:

V2=501000230=11,5 VV_2 = \frac{50}{1000}\cdot 230 = 11{,}5\ \text{V}

Meno spire al secondario, tensione più bassa: abbassatore.

2. La corrente va al contrario della tensione:

I2=V1V2I1=230232,0=20 AI_2 = \frac{V_1}{V_2}\,I_1 = \frac{230}{23}\cdot 2{,}0 = 20\ \text{A}

3. Prima l’attiva, poi la reattiva col triangolo:

P2=5000,80=400 WP_2 = 500 \cdot 0{,}80 = 400\ \text{W} Q2=50024002=250000160000=90000=300 VARQ_2 = \sqrt{500^2 - 400^2} = \sqrt{250000 - 160000} = \sqrt{90000} = 300\ \text{VAR}

4. La potenza assorbita è quella resa più le perdite:

η=900900+60=900960=0,937594%\eta = \frac{900}{900 + 60} = \frac{900}{960} = 0{,}9375 \approx 94\%

5. Che ha sbagliato una misura o un conto: PSP \leq S sempre, perché P=ScosφP = S\cos\varphi e il coseno non supera 1. Una potenza attiva maggiore di quella apparente non esiste.

Verifica. Il punto 2 si controlla col bilancio delle potenze, che nel trasformatore ideale deve chiudere: V1I1=2302,0=460V_1I_1 = 230\cdot 2{,}0 = 460 VA e V2I2=2320=460V_2I_2 = 23\cdot 20 = 460 VA ✓ — il prodotto V ⁣ ⁣IV\!\cdot\!I è una potenza apparente, quindi voltampere e non watt. È il controllo da fare sempre — se i due prodotti non coincidono, il rapporto è stato girato.