filoconduttore

Reattanze e impedenza

Superiori — triennioAggiornata: 6 agosto 2026

Prerequisiti: Le grandezze sinusoidali, Carica e scarica del condensatore

In continua il condensatore era un circuito aperto e l’induttore un filo. In alternata la tensione cambia in continuazione, e quei due componenti tornano in gioco: si oppongono al passaggio della corrente, ma in modo diverso da una resistenza.

Le reattanze

L’opposizione di condensatore e induttore si chiama reattanza, si misura in ohm come la resistenza, ma dipende dalla frequenza:

XL=ωLXC=1ωCX_L = \omega L \qquad\qquad X_C = \frac{1}{\omega C}

con ω=2πf\omega = 2\pi f, LL in henry [H] e CC in farad [F].

Le due dipendenze sono opposte, e vale la pena leggerle a parole:

  • XLX_L cresce con la frequenza: l’induttore blocca il veloce e lascia passare il lento — al limite, in continua (f=0f=0) vale 0, cioè è un filo;
  • XCX_C cala con la frequenza: il condensatore lascia passare il veloce e blocca il lento — in continua tende a infinito, cioè circuito aperto, come già sapevamo.

Le due reattanze non sono grandezze diverse in competizione: sono due comportamenti opposti alla stessa domanda. Per questo nelle formule compaiono sempre come differenza XLXCX_L - X_C: si sottraggono perché i loro effetti si cancellano a vicenda.

L’impedenza

Resistenza e reattanza si combinano nell’impedenza ZZ, ma non si sommano: sono sfasate di 90°, quindi si compongono come i cateti di un triangolo rettangolo.

Triangolo delle impedenze: R sul cateto orizzontale, X_L − X_C sul verticale, Z come ipotenusa, angolo φ

Z=R2+(XLXC)2φ=arctan ⁣(XLXCR)Z = \sqrt{R^2 + (X_L - X_C)^2} \qquad\qquad \varphi = \arctan\!\left(\frac{X_L - X_C}{R}\right)

ZR+XZ \ne R + X. Sommare aritmeticamente resistenza e reattanza è l’errore più comune di tutto il regime alternato: darebbe sempre un valore troppo grande.

Z=R2+X2correttoZ=R+Xsbagliato\underbrace{Z = \sqrt{R^2 + X^2}}_{\text{corretto}} \qquad\neq\qquad \underbrace{Z = R + X}_{\text{sbagliato}}

Con R=30 ΩR = 30\ \Omega e X=40 ΩX = 40\ \Omega: l’impedenza vale 50 Ω50\ \Omega, non 7070.

Il motivo è fisico, non formale: la tensione su RR è in fase con la corrente, quella su XX è sfasata di 90°. Due grandezze a 90° si compongono con Pitagora, come le componenti di un vettore.

L’angolo φ\varphi è lo sfasamento fra tensione e corrente, e il suo segno dice che tipo di circuito hai:

casoφ\varphicomportamento
XL>XCX_L > X_Cφ>0\varphi > 0induttivo: la corrente è in ritardo
XL<XCX_L < X_Cφ<0\varphi < 0capacitivo: la corrente è in anticipo
XL=XCX_L = X_Cφ=0\varphi = 0risonanza: si comporta da resistenza pura

La legge di Ohm in alternata

Con l’impedenza al posto della resistenza, la legge di Ohm continua a valere:

V=ZIV = Z\,I

purché si usino valori efficaci e si tenga conto separatamente dello sfasamento φ\varphi.

La risonanza

Quando le due reattanze si annullano a vicenda, XL=XCX_L = X_C, l’impedenza si riduce alla sola resistenza e diventa minima: la corrente è massima. Succede a una frequenza precisa:

ωL=1ωCfR=12πLC[Hz]\omega L = \frac{1}{\omega C} \quad\Longrightarrow\quad f_R = \frac{1}{2\pi\sqrt{LC}} \qquad [\text{Hz}]

È il principio con cui una radio “sintonizza” una stazione: a quella frequenza il circuito risponde molto più che a tutte le altre.

Esercizio. Un circuito RLC serie ha R=30 ΩR = 30\ \Omega, L=0,1 HL = 0{,}1\ \text{H}, C=100 μFC = 100\ \mu\text{F}, alimentato a 50 Hz50\ \text{Hz} con V=230 VV = 230\ \text{V} efficaci.

  1. Calcola XLX_L e XCX_C.
  2. Calcola l’impedenza e lo sfasamento.
  3. Calcola la corrente efficace.
  4. Calcola la frequenza di risonanza.
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Punto 1. Prima la pulsazione: ω=2π50314\omega = 2\pi \cdot 50 \approx 314 rad/s.

XL=ωL=3140,131,4 ΩX_L = \omega L = 314 \cdot 0{,}1 \approx 31{,}4\ \Omega XC=1ωC=1314100106=10,031431,8 ΩX_C = \frac{1}{\omega C} = \frac{1}{314 \cdot 100 \cdot 10^{-6}} = \frac{1}{0{,}0314} \approx 31{,}8\ \Omega

Punto 2. Le reattanze quasi si annullano:

XLXC31,431,8=0,4 ΩX_L - X_C \approx 31{,}4 - 31{,}8 = -0{,}4\ \Omega Z=302+(0,4)230,0 Ωφ=arctan ⁣(0,430)0,8°Z = \sqrt{30^2 + (-0{,}4)^2} \approx 30{,}0\ \Omega \qquad \varphi = \arctan\!\left(\frac{-0{,}4}{30}\right) \approx -0{,}8°

Sfasamento quasi nullo e leggermente capacitivo (segno meno): siamo vicinissimi alla risonanza.

Punto 3.

I=VZ=23030,07,7 AI = \frac{V}{Z} = \frac{230}{30{,}0} \approx 7{,}7\ \text{A}

Punto 4.

fR=12πLC=12π0,1100106=12π10550,3 Hzf_R = \frac{1}{2\pi\sqrt{LC}} = \frac{1}{2\pi\sqrt{0{,}1 \cdot 100 \cdot 10^{-6}}} = \frac{1}{2\pi\sqrt{10^{-5}}} \approx 50{,}3\ \text{Hz}

Verifica. Il risultato del punto 4 spiega il punto 2: la frequenza di lavoro (50 Hz) è quasi esattamente quella di risonanza (50,3 Hz), ed è per questo che le reattanze si erano quasi cancellate e ZZ è risultata praticamente uguale a RR. I due conti si confermano a vicenda.