Stabilità e margine di fase
Prerequisiti: La funzione di trasferimento e la risposta in frequenza
Un sistema in retroazione confronta l’uscita con quella desiderata e corregge. Se però la correzione arriva troppo tardi — cioè troppo sfasata — invece di riportare il sistema a posto lo spinge oltre, e l’oscillazione cresce da sola: il sistema è instabile.
La cosa notevole è che si può prevedere leggendo due diagrammi, senza risolvere niente.
L’idea
Un segnale che percorre l’anello torna indietro capovolto quando la fase ha accumulato : a quel punto la retroazione, che dovrebbe sottrarre, somma. Se in quelle condizioni l’anello restituisce anche almeno lo stesso segnale che gli era entrato — cioè guadagno — l’oscillazione si sostiene e cresce.
Il criterio è quindi un confronto fra due letture: dove il guadagno vale 1, e quanta fase c’è in quel punto.
Una precisazione che evita l’equivoco classico del corso: la su cui si lavora è la funzione d’anello aperto — ciò che il segnale attraversa facendo un giro completo del loop, prima che la retroazione venga chiusa. La stabilità che il margine predice è quella del sistema chiuso costruito su quell’anello. Presa da sola, una con i poli a parte reale negativa è già stabile, qualunque cosa dica il margine: la domanda a cui il margine risponde è un’altra — che cosa succede quando su questa chiudi la retroazione?
La procedura, in quattro passi
1. Il guadagno statico , cioè il valore per frequenza che tende a zero:
2. La pulsazione di attraversamento , dove il modulo vale esattamente 1 (cioè 0 dB):
3. La fase in quel punto, detta fase critica:
4. Il margine di fase, cioè quanto manca a :
Il sistema è stabile se — sotto tre ipotesi, che vanno sapute perché il criterio senza di esse dà risposte sbagliate con la faccia di quelle giuste:
- l’anello aperto non ha poli a parte reale positiva;
- il guadagno d’anello è positivo;
- la curva del modulo attraversa gli 0 dB una volta sola.
Basta che cada la seconda e il criterio mente: con il polo è stabile e l’attraversamento è unico, il margine viene — eppure il sistema chiuso ha un polo in , cioè è instabile. Il segno meno da solo ha ribaltato tutto.
È il motivo per cui il criterio si chiama di Bode e non il criterio di stabilità: è la scorciatoia che vale nel caso normale, non la regola generale. Fuori da quelle ipotesi serve Nyquist.
Il margine dice quanto sfasamento in più il sistema può sopportare prima di mettersi a oscillare. Un margine di 60° è comodo, uno di 10° è un sistema che funziona ma che qualunque ritardo imprevisto — un sensore più lento, un calcolo in più nel microcontrollore — manda in oscillazione.
Un caso completo
Guadagno statico: per entrambi i fattori tendono a 1, quindi .
Pulsazione di attraversamento: si impone modulo unitario. Il modulo di un prodotto è il prodotto dei moduli, quindi
Fase critica: le fasi di un prodotto si sommano, e ogni polo contribuisce con .
Margine di fase:
E il passo 1 non era un rito: il guadagno dice da che parte si muove la stabilità. Rifai mentalmente il conto con — la curva del modulo si alza, l’attraversamento degli 0 dB si sposta a una pulsazione più alta ( invece di ), dove le arcotangenti hanno accumulato più fase, e il margine crolla da a circa . Aumentare il guadagno erode il margine: è il pomello su cui l’ingegnere agisce davvero, e la stabilità è il prezzo a cui sta attento.
I moduli si moltiplicano, le fasi si sommano — non il contrario.
È la regola dei numeri complessi in forma esponenziale, e qui si usa tale e quale. In decibel anche i moduli diventano somme, ed è esattamente per questo che i diagrammi di Bode si disegnano in dB: tutto diventa additivo.
Ogni polo aggiunge fino a di sfasamento. Con due poli il sistema può arrivare a solo asintoticamente, quindi resta sempre stabile; con tre poli i si superano davvero, ed è lì che la stabilità va verificata invece che data per scontata.
Nel caso di apertura i poli sono due: il margine positivo non è una fortuna, è una conseguenza.
Esercizio.
- Calcola il guadagno statico di .
- Per lo stesso sistema, trova .
- Calcola la fase critica e il margine di fase. Il sistema chiuso su questo anello è stabile?
- Di un sistema si misura . Quanto vale il margine? Che cosa succede?
- Che fase critica corrisponde a un margine di ?
Mostra la soluzione
1. Per :
2. Si impone modulo unitario:
3. Un solo polo, quindi una sola arcotangente:
4. Applicazione diretta della definizione:
Margine negativo: il sistema è instabile. Alla frequenza in cui il guadagno vale 1 la fase ha già superato i , quindi la retroazione somma invece di sottrarre e l’oscillazione si sostiene.
5. Si inverte la definizione:
Verifica. Due controlli, e nessuno dei due è una formalità.
Il primo, su : per definizione è la pulsazione in cui il modulo vale esattamente 1, quindi si rimette dentro e si guarda.
Fallisce eccome: chi si ferma a e dimentica la radice ottiene , cioè un decimo invece di uno.
Il secondo, sulla fase. Al polo la fase vale esattamente ; sopra il polo scende verso , sotto risale verso — conta il verso, non la distanza. Qui il polo è in e : siamo dieci volte sopra, quindi la fase deve stare fra e , vicina all’estremo. I nostri ci stanno ✓.
La finestra vale solo perché è sopra il polo, e non è scontato che lo sia: con viene , cioè sotto, e la fase corretta è — fuori dalla finestra senza che nulla sia sbagliato. Guarda sempre prima da che parte del polo sei caduto.
Con l’arcotangente in modalità sbagliata il numero esce comunque da quella finestra e si vede subito: in radianti verrebbe , che letto come gradi darebbe un margine di — un valore che il vecchio controllo dei accettava senza fiatare.
Un controllo che non serve: «con un polo solo il margine è per forza sopra i , e i nostri lo rispettano». È vero, ma è vero sempre — una sola arcotangente non può superare , quindi quel margine cade in qualunque numero sbagliato tu ci metta dentro.
Un controllo che dà verde anche al risultato errato non è una verifica: è una rassicurazione. Prima di scriverne uno, chiediti quale errore lo farebbe fallire — se non ne trovi nessuno, buttalo.