filoconduttore

Stabilità e margine di fase

UniversitàAggiornata: 11 agosto 2026

Prerequisiti: La funzione di trasferimento e la risposta in frequenza

Un sistema in retroazione confronta l’uscita con quella desiderata e corregge. Se però la correzione arriva troppo tardi — cioè troppo sfasata — invece di riportare il sistema a posto lo spinge oltre, e l’oscillazione cresce da sola: il sistema è instabile.

La cosa notevole è che si può prevedere leggendo due diagrammi, senza risolvere niente.

L’idea

Un segnale che percorre l’anello torna indietro capovolto quando la fase ha accumulato 180°-180°: a quel punto la retroazione, che dovrebbe sottrarre, somma. Se in quelle condizioni l’anello restituisce anche almeno lo stesso segnale che gli era entrato — cioè guadagno 1\geq 1 — l’oscillazione si sostiene e cresce.

Il criterio è quindi un confronto fra due letture: dove il guadagno vale 1, e quanta fase c’è in quel punto.

Una precisazione che evita l’equivoco classico del corso: la GG su cui si lavora è la funzione d’anello aperto — ciò che il segnale attraversa facendo un giro completo del loop, prima che la retroazione venga chiusa. La stabilità che il margine predice è quella del sistema chiuso costruito su quell’anello. Presa da sola, una GG con i poli a parte reale negativa è già stabile, qualunque cosa dica il margine: la domanda a cui il margine risponde è un’altra — che cosa succede quando su questa GG chiudi la retroazione?

Diagramma del modulo e della fase allineati: nel punto in cui il modulo attraversa gli 0 dB si legge la fase, e la distanza da meno 180 gradi è il margine

La procedura, in quattro passi

1. Il guadagno statico KK, cioè il valore per frequenza che tende a zero:

K=lims0G(s)K = \lim_{s \to 0} G(s)

2. La pulsazione di attraversamento ωc\omega_c, dove il modulo vale esattamente 1 (cioè 0 dB):

G(jωc)=1\lvert G(j\omega_c)\rvert = 1

3. La fase in quel punto, detta fase critica:

φ(ωc)=argG(jωc)\varphi(\omega_c) = \arg G(j\omega_c)

4. Il margine di fase, cioè quanto manca a 180°-180°:

Mφ=180°+φ(ωc)M_\varphi = 180° + \varphi(\omega_c)

Il sistema è stabile se Mφ>0M_\varphi > 0 — sotto tre ipotesi, che vanno sapute perché il criterio senza di esse dà risposte sbagliate con la faccia di quelle giuste:

  1. l’anello aperto non ha poli a parte reale positiva;
  2. il guadagno d’anello è positivo;
  3. la curva del modulo attraversa gli 0 dB una volta sola.

Basta che cada la seconda e il criterio mente: con L(s)=101+sL(s) = -\frac{10}{1+s} il polo è stabile e l’attraversamento è unico, il margine viene +276°+276° — eppure il sistema chiuso ha un polo in s=+9s = +9, cioè è instabile. Il segno meno da solo ha ribaltato tutto.

È il motivo per cui il criterio si chiama di Bode e non il criterio di stabilità: è la scorciatoia che vale nel caso normale, non la regola generale. Fuori da quelle ipotesi serve Nyquist.

Il margine dice quanto sfasamento in più il sistema può sopportare prima di mettersi a oscillare. Un margine di 60° è comodo, uno di 10° è un sistema che funziona ma che qualunque ritardo imprevisto — un sensore più lento, un calcolo in più nel microcontrollore — manda in oscillazione.

Un caso completo

G(s)=5(1+s)(1+s2)G(s) = \frac{5}{(1+s)\left(1+\frac{s}{2}\right)}

Guadagno statico: per s0s \to 0 entrambi i fattori tendono a 1, quindi K=5K = 5.

Pulsazione di attraversamento: si impone modulo unitario. Il modulo di un prodotto è il prodotto dei moduli, quindi

51+ω2  1+ω24=1(1+ω2)(1+ω24)=25\frac{5}{\sqrt{1+\omega^2}\;\sqrt{1+\frac{\omega^2}{4}}} = 1 \quad\Longrightarrow\quad (1+\omega^2)\left(1+\frac{\omega^2}{4}\right) = 25 ω4+5ω296=0ω2=5+40927,61ωc2,8 rad/s\omega^4 + 5\omega^2 - 96 = 0 \quad\Longrightarrow\quad \omega^2 = \frac{-5 + \sqrt{409}}{2} \approx 7{,}61 \quad\Longrightarrow\quad \omega_c \approx 2{,}8\ \text{rad/s}

Fase critica: le fasi di un prodotto si sommano, e ogni polo contribuisce con arctanωωi-\arctan\frac{\omega}{\omega_i}.

φ(ωc)=arctan(2,76)arctan ⁣(2,762)70°54°=124°\varphi(\omega_c) = -\arctan(2{,}76) - \arctan\!\left(\frac{2{,}76}{2}\right) \approx -70° - 54° = -124°

Margine di fase:

Mφ=180°124°=56°>0stabileM_\varphi = 180° - 124° = 56° > 0 \qquad\Longrightarrow\qquad \textbf{stabile}

E il passo 1 non era un rito: il guadagno dice da che parte si muove la stabilità. Rifai mentalmente il conto con K=50K = 50 — la curva del modulo si alza, l’attraversamento degli 0 dB si sposta a una pulsazione più alta (ωc9,9\omega_c \approx 9{,}9 invece di 2,82{,}8), dove le arcotangenti hanno accumulato più fase, e il margine crolla da 56°56° a circa 17°17°. Aumentare il guadagno erode il margine: è il pomello su cui l’ingegnere agisce davvero, e la stabilità è il prezzo a cui sta attento.

I moduli si moltiplicano, le fasi si sommano — non il contrario.

G1G2=G1G2moduli: prodottoarg(G1G2)=argG1+argG2fasi: somma\underbrace{\lvert G_1 G_2\rvert = \lvert G_1\rvert\,\lvert G_2\rvert}_{\text{moduli: prodotto}} \qquad \underbrace{\arg(G_1G_2) = \arg G_1 + \arg G_2}_{\text{fasi: somma}}

È la regola dei numeri complessi in forma esponenziale, e qui si usa tale e quale. In decibel anche i moduli diventano somme, ed è esattamente per questo che i diagrammi di Bode si disegnano in dB: tutto diventa additivo.

Ogni polo aggiunge fino a 90°-90° di sfasamento. Con due poli il sistema può arrivare a 180°-180° solo asintoticamente, quindi resta sempre stabile; con tre poli i 180°-180° si superano davvero, ed è lì che la stabilità va verificata invece che data per scontata.

Nel caso di apertura i poli sono due: il margine positivo non è una fortuna, è una conseguenza.

Esercizio.

  1. Calcola il guadagno statico di G(s)=101+sG(s) = \dfrac{10}{1+s}.
  2. Per lo stesso sistema, trova ωc\omega_c.
  3. Calcola la fase critica e il margine di fase. Il sistema chiuso su questo anello è stabile?
  4. Di un sistema si misura φ(ωc)=200°\varphi(\omega_c) = -200°. Quanto vale il margine? Che cosa succede?
  5. Che fase critica corrisponde a un margine di 45°45°?
Mostra la soluzione

1. Per s0s \to 0:

K=101+0=10K = \frac{10}{1+0} = 10

2. Si impone modulo unitario:

101+ω2=11+ω2=100ωc=999,9 rad/s\frac{10}{\sqrt{1+\omega^2}} = 1 \quad\Longrightarrow\quad 1 + \omega^2 = 100 \quad\Longrightarrow\quad \omega_c = \sqrt{99} \approx 9{,}9\ \text{rad/s}

3. Un solo polo, quindi una sola arcotangente:

φ(ωc)=arctan(9,9)84°\varphi(\omega_c) = -\arctan(9{,}9) \approx -84° Mφ=180°84°=96°>0stabileM_\varphi = 180° - 84° = 96° > 0 \qquad\Longrightarrow\qquad \text{stabile}

4. Applicazione diretta della definizione:

Mφ=180°200°=20°<0M_\varphi = 180° - 200° = -20° < 0

Margine negativo: il sistema è instabile. Alla frequenza in cui il guadagno vale 1 la fase ha già superato i 180°-180°, quindi la retroazione somma invece di sottrarre e l’oscillazione si sostiene.

5. Si inverte la definizione:

45°=180°+φ(ωc)φ(ωc)=135°45° = 180° + \varphi(\omega_c) \quad\Longrightarrow\quad \varphi(\omega_c) = -135°

Verifica. Due controlli, e nessuno dei due è una formalità.

Il primo, su ωc\omega_c: per definizione è la pulsazione in cui il modulo vale esattamente 1, quindi si rimette dentro e si guarda.

G(jωc)=101+99=1010=1  \lvert G(j\omega_c)\rvert = \frac{10}{\sqrt{1+99}} = \frac{10}{10} = 1 \;✓

Fallisce eccome: chi si ferma a ω2=99\omega^2 = 99 e dimentica la radice ottiene 10/1+9920,1010/\sqrt{1+99^2} \approx 0{,}10, cioè un decimo invece di uno.

Il secondo, sulla fase. Al polo la fase vale esattamente 45°-45°; sopra il polo scende verso 90°-90°, sotto risale verso 0° — conta il verso, non la distanza. Qui il polo è in 11 e ωc9,9\omega_c \approx 9{,}9: siamo dieci volte sopra, quindi la fase deve stare fra 45°-45° e 90°-90°, vicina all’estremo. I nostri 84°-84° ci stanno ✓.

La finestra (45°,90°)(-45°,\,-90°) vale solo perché ωc\omega_c è sopra il polo, e non è scontato che lo sia: con G=1,21+sG = \frac{1{,}2}{1+s} viene ωc=0,440,66\omega_c = \sqrt{0{,}44} \approx 0{,}66, cioè sotto, e la fase corretta è 33,6°-33{,}6° — fuori dalla finestra senza che nulla sia sbagliato. Guarda sempre prima da che parte del polo sei caduto.

Con l’arcotangente in modalità sbagliata il numero esce comunque da quella finestra e si vede subito: in radianti verrebbe 1,47-1{,}47, che letto come gradi darebbe un margine di 178°178° — un valore che il vecchio controllo dei 90°90° accettava senza fiatare.

Un controllo che non serve: «con un polo solo il margine è per forza sopra i 90°90°, e i nostri 96°96° lo rispettano». È vero, ma è vero sempre — una sola arcotangente non può superare 90°90°, quindi quel margine cade in (90°,180°)(90°,\,180°) qualunque numero sbagliato tu ci metta dentro.

Un controllo che dà verde anche al risultato errato non è una verifica: è una rassicurazione. Prima di scriverne uno, chiediti quale errore lo farebbe fallire — se non ne trovi nessuno, buttalo.