Una funzione razionale è un rapporto di polinomi, D(x)N(x). Presa così com’è quasi
nessuna si integra a vista; spezzata in addendi più semplici diventa una somma di logaritmi,
potenze e arcotangenti. Il metodo che la spezza si chiama decomposizione in fratti semplici, ed
è meccanico: la difficoltà non sta nel capirlo ma nel non saltare i passi nell’ordine giusto.
Il caso
∫x(x+1)(x−2)1dx
Nessuno degli schemi della lezione sugli
integrali indefiniti funziona: al numeratore non c’è
la derivata del denominatore, e non è una potenza di niente. Però quella frazione si può riscrivere
come somma di tre frazioni con denominatore di primo grado — e quelle si integrano tutte in
logaritmi.
Il metodo
1. Confronta i gradi
degN<degD⟹si decomponedegN≥degD⟹prima la divisione
La decomposizione in fratti semplici è definita solo se il numeratore ha grado minore del
denominatore.
Se il grado del numeratore è maggiore o uguale, si esegue prima la divisione polinomiale e si
ottiene
D(x)N(x)=Q(x)+D(x)R(x)degR<degD
dove Q è un polinomio (che si integra a vista) e il resto R/D è finalmente decomponibile.
Saltare questo controllo è l’errore che manda in stallo l’esercizio: si scrive un sistema di
coefficienti che non ha soluzione, e sembra un errore di conto quando invece è di metodo.
2. Scomponi il denominatore
Ogni polinomio a coefficienti reali si fattorizza in fattori di primo grado e fattori di secondo
grado irriducibili (Δ<0). Il tipo di fattore decide la forma del pezzo:
fattore di D(x)
pezzo corrispondente
(x−a)
x−aA
(x−a)k
x−aA1+(x−a)2A2+⋯+(x−a)kAk
x2+px+q con Δ<0
x2+px+qAx+B
(x2+px+q)k con Δ<0
x2+px+qA1x+B1+⋯+(x2+px+q)kAkx+Bk
Sul fattore ripetuto si perdono più esercizi che su tutto il resto: servono tutte le potenze
da 1 a k, non solo la k-esima — e la regola vale identica per l’irriducibile elevato a
potenza, ultima riga della tabella. Sul fattore irriducibile, poi, il numeratore è di primo grado
(Ax+B), non una costante.
(I pezzi con (x2+px+q)k e k≥2 si decompongono come sopra, ma la loro integrazione
richiede una formula di riduzione che questa lezione non tratta.)
3. Trova i coefficienti
Ridotto tutto a denominatore comune, i numeratori devono coincidere come polinomi. Nel caso
di apertura:
1=A(x+1)(x−2)+Bx(x−2)+Cx(x+1)
Il modo rapido è il metodo dei valori specifici: si sostituiscono le radici del denominatore,
una alla volta, perché ognuna azzera tutti i termini tranne uno.
La C dei coefficienti e la C della costante di integrazione non si confondono perché non si
incontrano mai: i coefficienti vivono nella decomposizione, la costante compare solo nel risultato
finale, a conti chiusi.
Le radici non bastano mai quando ci sono fattori ripetuti o irriducibili: azzerano meno termini di
quanti sono i coefficienti — e un fattore irriducibile è il caso peggiore, perché ne introduce due
(Ax+B) senza offrire nessuna radice reale.
Allora si confrontano i coefficienti dei due polinomi, partendo dai gradi più comodi da
scrivere (il grado massimo e il termine noto), tanti quanti sono i coefficienti che le radici
non hanno isolato: servono sempre tante equazioni indipendenti quante le incognite rimaste. Nel
caso qui sotto ne manca una sola e un confronto basta; con x(x2+1)1 ne restano due e i
confronti sono due. I due metodi si usano insieme, non in alternativa.
Un caso completo, con divisione e fattore ripetuto
∫x4−x23x4+2x3−1dx
Gradi: 4 e 4, quindi si divide. Il quoziente è 3:
x4−x23x4+2x3−1=3+x4−x22x3+3x2−1
Scomposizione: x4−x2=x2(x−1)(x+1), cioè un fattore doppio e due semplici.
Per il secondo pezzo serve il completamento del quadrato, che riporta il denominatore alla
forma (x−h)2+a2 — qui h=−2 e a=3, ed è quell’a che ricompare due volte nel
risultato, come a1 davanti e come divisore dentro l’arcotangente:
∫x2+4x+13dx=∫(x+2)2+9dx=31arctan3x+2+C
Il denominatore irriducibile non si scompone: si completa il quadrato. È il riflesso da
costruire — appena Δ<0, smetti di cercare radici e cerca il quadrato, perché la risposta
sarà un’arcotangente e non un logaritmo.
Questo metodo vale molto più di quanto sembri, perché molti integrali non razionali diventano
razionali dopo una sostituzione: con t=ex l’integrale ∫e2x+ex−2dx
diventa ∫t(t2+t−2)dt, cioè esattamente il caso di apertura.
Per le funzioni razionali di seno e coseno la sostituzione che funziona sempre è
t=tan2x, con sinx=1+t22t, cosx=1+t21−t2 e
dx=1+t22dt. La più rapida t=sinx è una scorciatoia che vale solo quando
l’integranda contiene un fattore cosx da assorbire in dt — per esempio
∫1+sin2xcosxdx=∫1+t2dt; su ∫1+sinxdx non
funziona, perché al posto di dx compare 1−t2dt e il radicale resta.
Vale la pena riconoscerlo: la fatica dei fratti semplici si ammortizza su una famiglia di esercizi
molto più larga di quella che porta il loro nome.
Esercizio. Calcola i seguenti integrali indefiniti.
∫(x+1)(x−2)5x−1dx
∫x−1x2+1dx
∫x2(x+1)dx
∫x2−6x+13dx
∫x2+92x+3dx
Mostra la soluzione
1. Gradi a posto (1<2), due fattori lineari distinti:
Verifica. Il punto 3 si controlla derivando: da
−ln∣x∣−x1+ln∣x+1∣ si ottiene
−x1+x21+x+11, e riducendo a denominatore comune x2(x+1) il
numeratore è −x(x+1)+(x+1)+x2=−x2−x+x+1+x2=1 ✓. È il controllo che vale la
pena fare sempre sui fratti semplici: se ricomponendo non torna il numeratore di partenza, il
sistema dei coefficienti è sbagliato.