Equazioni e disequazioni irrazionali
Prerequisiti: I radicali, Sistemi di disequazioni, Disequazioni di secondo grado
Un’equazione è irrazionale quando l’incognita compare sotto il segno di radice. Elevare a potenza per liberarsene è la mossa giusta, ma non è gratis: l’elevamento a potenza pari non conserva le informazioni sul segno, e restituisce soluzioni che non erano nel problema.
Tutta la lezione ruota attorno a una sola domanda: l’indice della radice è pari o dispari?
Indice dispari: nessuna condizione
Una radice di indice dispari esiste sempre, per qualunque valore dell’argomento — positivo, negativo o nullo — e conserva il segno. Quindi si eleva alla e basta:
Nessuna verifica da fare, nessuna soluzione da scartare: vale davvero .
Lo stesso vale per le disequazioni: la funzione con dispari è crescente, quindi elevare non cambia il verso.
Indice pari: il caso vero
Qui cambiano due cose insieme, e sono la sorgente di tutti gli errori:
- la radice esiste solo se l’argomento è ;
- la radice vale sempre un numero .
La seconda è quella che si dimentica. non è "": è . Il simbolo di radice indica un numero, e quel numero non è mai negativo.
Radice quadrata ed equazione di secondo grado non sono la stessa cosa.
A sinistra c’è un valore da calcolare, a destra una domanda con due risposte. Chi scrive sta mescolando le due cose, ed è esattamente il motivo per cui elevare al quadrato fa comparire soluzioni fantasma: il quadrato manda e nello stesso posto, e dopo non sa più distinguerli.
Il caso
A sinistra c’è una quantità che non può essere negativa. Quindi anche il membro destro non può esserlo: se l’uguaglianza è impossibile prima ancora di fare i conti. Questa non è una precauzione, è parte dell’equazione:
La condizione non serve scriverla: se , allora è già un quadrato, quindi già . Le condizioni da imporre sono due, non tre.
Un avvertimento prima di usare lo schema: pretende la radice da sola a un membro. Se l’esercizio arriva come , il passo zero è isolarla — — e solo allora elevare. Elevare al quadrato con la radice ancora in mezzo agli altri termini non la elimina: il doppio prodotto la ripresenta tale e quale, con un conto in più e un errore quasi garantito. Questo vale identico per le disequazioni di qui sotto.
Sul nostro caso:
L’equazione dà e . La condizione accetta la prima e scarta la seconda:
Il disegno dice da dove viene . Lì la radice vale e la retta : i due grafici non si toccano affatto. Ma e fanno lo stesso numero, e l’equazione elevata al quadrato non li distingue più. La condizione è il filtro che rimette la distinzione.
Disequazioni: due casi opposti
Con il verso, la condizione sul membro destro si comporta in due modi diversi — e vanno tenuti separati, perché uno dei due si spezza in un’unione.
Caso “minore”. Se la radice deve stare sotto a , allora deve essere positivo (nulla è minore di un numero negativo, tantomeno una quantità ), e l’argomento deve esistere:
Le tre condizioni valgono insieme: è un sistema, si interseca. Con il verso diventano tutte non strette.
Caso “maggiore”. Qui il ragionamento si rovescia. Se è negativo, la disequazione è automaticamente vera ovunque la radice esista — un numero è sempre maggiore di un negativo, e non c’è niente da elevare. Se invece è positivo, allora si eleva. Due situazioni distinte, quindi due sistemi, e la soluzione è la loro unione:
Col verso cambia solo l’ultima condizione di , che diventa : il resto — compreso in — è identico.
Un esempio per ciascuno.
chiede : falso, quindi . chiede (sempre vero) e , cioè .
Caso minore, quindi un solo sistema: , (sempre vero), .
Non c’è niente da imparare a memoria in questi due schemi: discendono entrambi dal fatto che una radice di indice pari è un numero .
Se te li dimentichi durante un compito, ricostruiscili chiedendoti “che segno può avere l’altro membro?”. Nel caso minore la risposta obbliga ; nel caso maggiore la risposta ammette entrambi i segni, ed è per questo che si aprono due strade.
Esercizio. Risolvi:
Mostra la soluzione
1. Indice dispari: si eleva al cubo senza condizioni.
2. Indice pari:
La condizione scarta :
Controprova: ✓. Con : , che non fa .
3. Caso minore, tre condizioni insieme:
L’ultima è , cioè . Intersecando le tre righe:
4. Caso maggiore, due sistemi da unire.
La seconda di : , cioè , che ha zeri e e verso , quindi . Intersecata con dà .
I due pezzi sono contigui e si saldano: non è un caso, è il punto dove cambia segno e il problema passa da un sistema all’altro.
Verifica. Nel punto 4, con : ✓. Con : , e è falso ✗ — giusto che sia escluso. Con : la radice non esiste, quindi fuori ✓.
Il valore da provare sempre è quello appena fuori dall’estremo: è lì che si vede se la condizione di esistenza è stata messa nel posto giusto.