La derivata parte da f e dà la pendenza. L’integrale fa la domanda inversa: di quale funzione
questa è la derivata? Si conosce f, si cerca F tale che F′=f. Quella F si chiama
primitiva di f.
Il caso
Chi è la funzione la cui derivata vale 3x2? Con la regola della potenza al contrario si trova
subito x3. Ma anche x3+1 va bene, e anche x3−7: derivando, la costante sparisce.
Non c’è una primitiva: ce n’è una famiglia intera, tutte traslate verticalmente. Ecco perché
la scrittura porta sempre una costante:
∫3x2dx=x3+C
L’integrale indefinito non è un numero: è una famiglia di funzioni. La +C non è un
formalismo da aggiungere alla fine per far contento il professore — è la parte del risultato che
dice che le primitive sono infinite.
La tabella
Si legge da destra a sinistra la tabella delle derivate. Queste sono quelle che servono davvero:
f(x)
∫f(x)dx
xn (con n=−1)
n+1xn+1+C
x1
ln∣x∣+C
ekx
k1ekx+C
sinx
−cosx+C
cosx
sinx+C
x2+a21
a1arctanax+C
E due regole di linearità, che sono le uniche due che “passano attraverso” il segno di integrale:
∫kf(x)dx=k∫f(x)dx∫(f±g)dx=∫fdx±∫gdx
Non esiste la regola del prodotto per gli integrali.
vero: keˋ una costante∫kfdx=k∫fdx=falso∫f⋅gdx=∫fdx⋅∫gdx
Solo le costanti escono dal segno di integrale. Una funzione no: per i prodotti di funzioni
esistono la sostituzione e l’integrazione per parti, più avanti in questa lezione.
E attenzione al caso con esponente negativo, dove il segno inganna:
∫x41dx=∫x−4dx=−3x−3+C=−3x31+C
La regola della potenza vale anche qui — basta scrivere x41 come x−4 prima di
applicarla, e ricordarsi che −4+1=−3, non −5.
Derivare abbassa il grado, integrare lo alza. È il controllo di plausibilità più veloce che
esista: se integri un polinomio di grado 3 e ti esce grado 3, hai sbagliato prima ancora di
guardare i coefficienti.
I due schemi che coprono metà degli esercizi
Quasi tutti gli integrali “con la funzione dentro” ricadono in due forme sole. Il lavoro non è
calcolare: è riconoscere chi è f e vedere se la sua derivata è lì accanto.
Il vincolo n=−1 non è pignoleria: per n=−1 la frazione dividerebbe per zero — e quel
caso è esattamente lo schema accanto, f′/f. È il motivo per cui gli schemi sono due.
Il secondo si riconosce subito quando al numeratore c’è la derivata del denominatore:
∫x3+23x2dx=ln∣x3+2∣+Ceˋ giaˋ lıˋf=x3+2,f′=3x2
Quasi mai però la costante torna da sola. In quel caso si aggiusta: si moltiplica e si divide
per il numero che manca.
∫4x(x2+1)3dxconf=x2+1,f′=2x
Serve 2x e c’è 4x, cioè il doppio: si porta fuori un 2 e dentro resta esattamente f′.
=2∫f′2xf3(x2+1)3dx=2⋅4(x2+1)4+C=2(x2+1)4+C
Stessa mossa con una radice, che prima va scritta come potenza:
L’ultimo passaggio non è facoltativo: l’integrale era in x, e il risultato deve tornare in x.
Una risposta lasciata in u è un esercizio non finito.
L’integrazione per parti
Serve per i prodotti di funzioni di tipo diverso — un polinomio per un’esponenziale, un
polinomio per un seno, un logaritmo da solo.
∫udv=uv−∫vdu
La scelta è tutta qui: u è la parte che derivando si semplifica, dv è quella che si sa
integrare.
∫xexdxderivando sparisceu=x⇒du=dxsi integra a vistadv=exdx⇒v=ex=xex−∫exdx=xex−ex+C=ex(x−1)+C
Esiste anche un caso in cui la formula sembra girare a vuoto: applicandola due volte si ritrova
l’integrale di partenza. Non è un vicolo cieco — è un’equazione. Ma i due giri vanno scritti per
esteso, perché è lì che si annidano i segni. Primo giro, con u=sinx e dv=exdx:
I=∫exsinxdx=exsinx−∫excosxdx
Il nuovo integrale è dello stesso tipo e si rifà per parti con la stessa scelta — la
trigonometrica come u:
∫excosxdx=excosx+∫exsinxdx=excosx+I
Sostituendo nella prima riga, I compare da entrambe le parti — e quella è l’equazione:
La trappola sta nel secondo giro: se lì cambi scelta e prendi u=ex, la formula disfa il
primo passaggio e restituisce I=I — vera e inutile. La scelta di u va mantenuta uguale in
entrambi i giri, altrimenti l’equazione non si chiude.
Il risultato di un integrale si verifica derivandolo. È l’unico argomento della matematica in
cui il controllo costa meno del calcolo: se F′=f, hai sbagliato, e lo sai in dieci secondi
senza rifare niente.
Esercizio. Calcola i seguenti integrali indefiniti.
∫(3x2−4x+5)dx
∫x31dx
∫6x2(x3+1)4dx
∫x2+52xdx
∫xcosxdx
Mostra la soluzione
1. Termine per termine, con la regola della potenza:
∫(3x2−4x+5)dx=x3−2x2+5x+C
2. Prima si riscrive come potenza:
∫x−3dx=−2x−2+C=−2x21+C
3. Schema f′⋅fn con f=x3+1 e f′=3x2. Serve 3x2 e c’è 6x2: esce un 2.
2∫3x2(x3+1)4dx=2⋅5(x3+1)5+C=52(x3+1)5+C
4. Schema ff′: la derivata di x2+5 è proprio 2x.
∫x2+52xdx=ln∣x2+5∣+C=ln(x2+5)+C
Il valore assoluto si può togliere perché x2+5 è sempre positivo.
5. Per parti, con u=x (derivando sparisce) e dv=cosxdx, quindi v=sinx:
∫xcosxdx=xsinx−∫sinxdx=xsinx+cosx+C
Verifica. Il punto 5 si controlla derivando il risultato:
(xsinx+cosx)′=sinx+xcosx−sinx=xcosx✓
I due sinx che si cancellano sono il segno che la scelta di u e dv era quella giusta.