Gradi e radianti
Prerequisiti: Il piano cartesiano
I gradi si usano da quattromila anni e funzionano benissimo per dire dove punta una bussola. Ma appena un angolo entra dentro una formula insieme a un tempo o a una lunghezza, i gradi smettono di andare bene — e serve un’altra unità.
Il caso
Un segnale sinusoidale — una tensione alternata, un suono, un’onda radio — si scrive così:
Il seno lo incontrerai nella prossima lezione — per ora basta sapere che è una funzione che dentro la parentesi vuole un angolo. Guarda cosa c’è dentro: una frequenza in hertz moltiplicata per un tempo in secondi. Hertz per secondi fa un numero puro, senza unità. Poi ci si somma .
Perché quella somma abbia senso, anche deve essere un numero puro. E “45 gradi” non lo è: il grado è un’unità di misura arbitraria, un di giro deciso dai babilonesi. Serve un modo di misurare gli angoli che produca numeri puri.
La regola
Il radiante misura un angolo con il rapporto fra l’arco che sottende e il raggio:
È un rapporto fra due lunghezze, quindi i metri si semplificano: il radiante è un numero puro. Un angolo di 1 rad è quello che stacca un arco lungo esattamente quanto il raggio.
Da qui viene tutto il resto. Un giro completo ha arco , quindi
e mezzo giro, che è il valore da tenere a mente:
Non c’è nient’altro da memorizzare. Ogni altra conversione si ricava da questa.
La conversione, con una proporzione sola
L’errore è imparare due formule e poi non ricordare quale si moltiplica e quale si divide. Non servono: da esce una proporzione, e la proporzione si legge nei due versi.
Da lì, isolando quello che serve:
Un modo di controllare senza ricordare niente: è un numero piccolo, 180 è un numero grande. Se stai passando ai gradi il risultato deve crescere, se stai passando ai radianti deve rimpicciolire. Se ti viene il contrario hai girato la frazione.
Gli angoli notevoli
Questi conviene riconoscerli a vista, perché tornano in ogni esercizio:
| gradi | radianti | gradi | radianti | |
|---|---|---|---|---|
Lo schema si vede a occhio: più il denominatore è grande, più l’angolo è piccolo — è la sesta parte di mezzo giro, cioè .
Due cose diverse che si scrivono quasi uguali:
Non è una contraddizione: il numero vale , e quel numero di radianti è un angolo di . Scrivere « gradi» è l’errore.
Il modo in cui si manifesta è quasi sempre lo stesso: la calcolatrice in modalità sbagliata. Con
DEG attivo, non dà 0 ma , perché sta calcolando il seno di 3,14 gradi.
Se un risultato goniometrico è assurdo, prima di rifare i conti guarda DEG/RAD.
Perché la goniometria lavora in radianti
C’è un motivo più profondo del “sono numeri puri”, e si vede più avanti: con gli angoli in radianti la derivata di è esattamente . In gradi non lo è — salta fuori un fattore che si trascina in ogni formula. Tutta l’analisi che tocca seno e coseno funziona pulita solo in radianti, ed è per questo che dalle funzioni goniometriche in poi i gradi spariscono quasi del tutto.
Esercizio.
- Il segnale del caso iniziale ha fase : convertila in radianti, come la formula richiede.
- Converti in radianti: e .
- Converti in gradi: , e rad.
Mostra la soluzione
1. La fase va convertita perché dentro il seno sta insieme a , che è un numero puro:
Verifica — un controllo che può davvero fallire, non una formalità: è un ottavo di giro, e un ottavo di è . Torna. Se avessi moltiplicato per invece che per avrei ottenuto , che non è la frazione di giro di nessun angolo ragionevole — l’errore si sarebbe visto subito.
2.
Il secondo è in tabella: tre quarti di giro. Il primo si controlla con la frazione di giro: è un terzo di giro, e un terzo di è proprio .
3.
Il primo è in tabella. Per gli altri due, il controllo “piccolo/grande”: passando ai gradi il numero deve crescere, e cresce (; ). In più, rad è circa due terzi di , quindi deve stare attorno ai due terzi di : vicino a , e ci sta.